Il fantasma delle pandemie passate

Tempo fa, quando la mia padronanza del turco era ancora minore di quanto lo sia adesso, passavo molto tempo a guardare le prime pagine delle riviste umoristiche. Riviste come Penguen, Gırgır, oggi per diverse ragioni entrambe chiuse da tempo. Non è che fossi particolarmente appassionato dalla satira in sé, o dalle pagine disegnate. Non lo sono mai stato più di tanto. E tuttavia l’intuitività di quelle prime pagine, che anche a un neofita della lingua turca erano in qualche modo intellegibili, me le rendeva vicine e gradite.

L’abitudine di buttargli un occhio, ogni tanto, non l’ho mai persa. In queste settimane in cui in Turchia si scrive molto, inevitabilmente, del coronavirus, mi sono dato a una piccola caccia al tesoro. Cercavo vecchie copertine dedicate alle pandemie che ci hanno preoccupato in passato. Mi interessava vedere cosa si scrivesse, e soprattutto si disegnasse all’epoca. Ho trovato questa, del 2009.

Il testo nell’angolo a sinistra, sempre riferito a una notizia della settimana, legge: “‘Rimandate di cinque mesi baci e abbracci’ come precauzione contro l’influenza suina’, ha detto il ministro della Salute, Recep Akdağ.” La nuvoletta: “Il ministero della Salute ha preso tutte le misure”. Il bavaglino al collo del ministro: “Non mi baciate”.

Tornare a guardarla ora fa un po’ strano.


Una piccola nota a margine. In questi giorni in molti hanno scritto di come ciò che l’esperienza del coronavirus comporta—dalla possibilità di continuare a lavorare fuori dall’ufficio alle ripercussioni del social distancing—dipenda fortemente dalla estrazione sociale di chi deve farci i conti. BBC Türkçe ha pubblicato pochi giorni fa un servizio che ho trovato molto azzeccato: Quelli che lavorano nei giorni del Coronavirus (Koronavirüs günlerinde çalışanlar).

Nota #2. Kaleydoskop, che presta sempre molta attenzione alla Turchia culturale, ha pubblicato questo articolo che si concentra su “una serie di vignette che nel far riferimento ad alcuni paesi stranieri o alla dimensione globale del contagio mettono in risalto il ritardo della Turchia nel fronteggiare la situazione”.