Un “bebe” di Angara canta le strade della Capitale

Ezhel

È un po’ il suo nome e un po’ slang che in turco definisce una persone che fa uso di droghe quel Müptezhel che dà il titolo al primo album di Sercan İpekçioğlu, classe 1990 da Ankara. È bastato un album perché chi avesse finora colto il suo potenziale solo di striscio, nelle collaborazioni che ha collezionato negli anni, si rendesse conto che non solo Ezhel ha le skills per farcela, ma anche un’idea piuttosto precisa della direzione che vuole dare alla sua musica e del posto che vuole per sé nella scena.

“Non è diventare un artista mainstream quello che mi interessa – raccontava di recente Sercan in un’intervista a Red Bull – Per esempio andare in televisione mi spaventa. Io voglio dire quello che voglio, senza esitazioni e senza preoccuparmi. Se le radio non mi passano non mi interessa. C’è internet, mi pare che il gioco sia un po’ cambiato”. Cambiato come la consapevolezza di sé che c’è nell’album, a partire da un suono che sta a metà tra i richiami al reggae che Ezhel ha sempre infilato nella sua musica e un tappeto che è quello della trap più attuale, che sia fatta in Italia, negli Stati Uniti o in Turchia. Il merito è suo tanto quanto di Bugy, il produttore con cui ha messo insieme il disco.

Tanto lui quanto Bugy vengono da Ankara e la storia di Ezhel si intreccia a nodi stretti con quella della città turca. Sercan è un “bebe” della capitale, cresciuto a pane e hip-hop nella Karanfil sokak, dove si riuniva la scena locale. “Vedevo com’era vestito chi ci andava, sentivo che facevano rap – spiega a Red Bull – Quella musica piaceva anche a me e mi dicevo che dovevo infiltrarmi in quella situazione. Graffitari, rapper, ballerini si trovavano tutti là. Io disegnavo, provavo a ballare. Ho seguito la stessa strada che fanno un po’ tutti quelli che vogliono capire la cultura hip-hop”.

Ma non sono solo quelle dove ha imparato il rap le strade di Ankara impresse nella memoria di Sercan, quanto piuttosto quelle che sanno di “fuliggine, di ruggine, di sporco e carbone, di discarica, di plastica, gomme, gas di scarico e marijuana”. Quelle che canta in Şehrimin Tadı (Il sapore della mia città), che ha vissuto fin da bambino con la sua famiglia, spostandosi da un quartiere all’altro della città.

“Non vengo dagli slum – dice il rapper in un’intervista al quotidiano Cumhuriyet – Vengo da un posto piccolo borghese a Cebeci, dove palazzi e ‘gecekondu’ si mischiano tra di loro”. “Siamo rimasti lì fino a quando non è morta mia nonna materna – racconta Ezhel in un’intervista ad Aksam – poi abbiamo venduto casa. Con mia madre abbiamo vissuto un po’ dovunque ad Ankara: Kırkkonaklar, Yenimahalle, Kolej… Cambiavamo posto ogni anno, perché non riuscivamo a tenercelo. All’epoca avevamo problemi finanziari. Poi mia madre col tempo è finita alle case popolari. E anche io faccio couch surfing da casa di un amico a quella di un altro”.

La biografia di Ezhel è una mappa di “Angara” ma se ci fossero dubbi a scacciarli basterebbe Kırmızı Kara (Rosso e nero, come i colori della divisa), il brano del rapper che nel 2012-2013 fu la canzone ufficiale del Gençlerbirliği, uno dei club di calcio della capitale e che recita “Yenimahalle, Mamak, Çankaya: tutte le strade fianco a fianco / Odtü, Cebeci, Dikmen. Tutti insieme Ankara”. Ma la sua è anche la storia di un bambino nato in una famiglia in cui l’arte aveva sempre avuto un peso, fosse per la madre esperta di danze popolari o per uno zio musicista, fonico e tenico luci.

L’unicità di questo contesto si miscela con tratti che fanno parte della storia di molti di quelli della sua generazione che hanno scoperto il rap durante l’adolescenza. Il primo contatto con l’hip-hop arriva con Eminem, che quando Sercan ha dodici anni ha appena girato il suo film semi-biografico “8 Mile”, incentrato sulla sua vita ma che a molti rimane in testa soprattutto per le sfide di freestyle. Una capacità, quella di improvvisare, che non manca nemmeno a Sercan, che anni dopo si porterà a casa il titolo di Freestyle King nella seconda edizione della competizione organizzata da Hiphoplife, importante portale per la scena locale.

“Poi un po’ alla volta iniziai a sentire il rap turco. Sono cresciuto negli ultimi anni delle cassette e mi sono passate per le mani cose come ‘Nefret’, ‘Silahsız Kuvvet’, ‘Yeraltı Operasyonu‘”. Titoli fondamentali per il background musicale non solo suo, ma di moltissimi tra gli esponenti della nuova ondata di rapper in Turchia, preceduta proprio da artisti come Ceza (Nefret) o Sagopa Kaymer (Silahsız Kuvvet).

La scuola di chi è venuto prima di lui si mischia nella musica di Ezhel con l’amore per altri generi musicali. Da un lato il reggae, passione che dal 2015 ha tradotto in musica con la band Kökler Filizleniyor, dall’altro la musica turca. In mezzo un fiuto innegabile per le parti cantate, che ne ha fatto il “go-to guy” per una serie di singoli piuttosto riusciti. Due casi su tutti: Yaranamam, singolo fresco di pubblicazione dell’mc di İzmir Grogi e Bugün Biraz İçtim (Oggi ho bevuto un po’), brano ancora con Grogi e con i concittadini Dj Artz e Anıl Piyancı.

Update: 15.04.2018