Un cantante folk scomparso da tempo oggi va forte su Twitter

Un cantante folk scomparso da tempo oggi va forte su Twitter

Se vi capitasse per caso di avere sotto gli occhi oggi gli hashtag che stanno andando forte in Turchia, trovereste bene in alto “#RuhiSu”. La ragione è che oggi ricorre l’anniversario della morte del leggendario cantante – prima d’opera e poi maestro del folk alla turca – Ruhi Su.

Originario di Van, poi cresciuto ad Adana dopo avere perso i genitori, Ruhi Su si esibì per dieci anni all’opera di Stato ad Ankara, per poi finire in carcere nel 1952, accusato di fare parte del Partito comunista turco (Türkiye Komünist Partisi – Tkp), che allora era fuorilegge.

Membro del partito era anche Sıdıka, la donna che sarebbe diventata sua moglie. “Con mia madre e mio fratello a casa ascoltavamo le canzoni popolari del programma di Ruhi Su alla radio. Mia madre amava molto quelle canzoni e la sua voce. In quel periodo lui era un cantante dell’Opera di Stato e nel frattempo conduceva un programma in radio”, raccontò in un’intervista a Bianet.

“A quei tempi alla facoltà di Lettere, storia e geografia (dell’Università di Ankara, ndr) c’era un coro. Amavo la musica e le canzoni popolari sin da quando ero bambina e per questo entrai a farne parte. Ruhi Su era anche il maestro di quel coro. In un giorno d’inverno molto freddo, andando dalla facoltà ad Ulus, ci incontrammo per strada”.

“La nostra amicizia iniziò così – racconta Sıdıka -. Per cinque anni continuammo a frequentarci, ma senza pensare a sposarci. Entrambi eravamo membri del Partito comunista e per tenerlo nascosto all’inizio non ce l’eravamo nemmeno detto. Allora era proibito essere membri del partito. Non lo dicevamo a nessuno, lo nascondevamo a tutti. Sapevamo che saremmo andati in carcere e così accadde. Fummo condannati a cinque anni. Nel 1954 in carcere ci sposammo”.

Alla musica Ruhi non rinunciò neppure negli anni del carcere. E se in cella non aveva un saz, il liuto a manico lungo che è lo strumento tipico dei cantori di türkü, ci pensò un compagno di cella a crearne uno, ingegnandosi con le stuoie di legno che i prigionieri avevano a disposizione.

Nell’impossibilità di continuare a esibirsi come basso-baritono, dopo il carcere Ruhi Su tornò alla musica folk che aveva continuato a studiare durante gli anni dell’Opera. Percorrendo le vastità dell’Anatolia mise assieme il repertorio di canzoni popolari che lo avrebbero reso famoso, arrangiandole alla sua maniera.

La sua salma è sepolta al cimitero di Zincirlikuyu, nel lato europeo di Istanbul, assieme a quelle di molti altri nomi noti, tra i quali Müslüm Gürses (tra i più popolari cantanti di arabesk), lo scrittore Orhan Kemal e il compositore Attila Özdemiroğlu.


Un consiglio

Sul sito di Reuben Silverman c’è questo pezzo molto ben documentato sulla vita di un altro gigante della musica folk turca, Ahmet Kaya. Varrebbe una lettura comunque, perché è pieno di spunti interessanti. In più c’è però questo passaggio che mette in qualche modo in relazione la sua storia con quella di Ruhi Su. Con qualche dubbio – dice l’autore – sull’alone di leggenda che circonda i fatti.

“As the story goes, Ruhi Su, the famous Turkish folk singer, was giving a concert at Bosphorus University in 1977 when he was approached by a young man inspired by his music and hoping to follow in his footsteps”.

Su YouTube invece un breve documentario (in inglese) che racconta del tour australiano di Ruhi Su, accolto trionfalmente dalla comunità turca locale.



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