Il Myanmar è buddista e lo yoga pure. Abbasso lo yoga

Il Myanmar è buddista e lo yoga pure. Abbasso lo yoga

Dopo settimane di violenze e con notizie di crescente gravità sulla persecuzione della minoranza rohingya, di religione musulmana, in un Paese a maggioranza buddista, la situazione del Myanmar occupa le pagine della stampa turca, specialmente quella più o meno vicino al governo.

Il presidente Recep Tayyip Erdoğan ha annunciato pochi giorni fa l’inizio di un piano di aiuti attraverso la TİKA, l’agenzia che si occupa della cooperazione, ribadendo come la Turchia punti sempre più a mostrarsi sulla scacchiere internazionale come potenza in prima linea nell’assistenza ai profughi, soprattutto se musulmani.

Un recente rapporto di Amnesty International sul Myanmar ha lanciato l’allarme, accusando le forze di sicurezza del Paese di avere sotterrato mine anti-uomo, bandite a livello internazionale, sul confine sul Bangladesh, verso il quale si riversano i profughi dallo Stato di Rakhine. Almeno tre civili sono già rimasti gravemente feriti e uno è morto, solo la scorsa settimana.


Due righe sulla questione


Capita a volte, e questo purtroppo è uno di quei casi, che un fatto di per sé terribile porti con sé dei risvolti tragi-comici, dati in questa particolare situazione da un eccesso di zelo dimostrato dal quotidiano di simpatie islamiste Milli Gazete, che ieri mattina conferiva al suo titolo principale un taglio non così scontato. Purtroppo.

Quello con cui il quotidiano ha deciso di aprire la sua edizione cartacea è un articolo decisamente pretestuoso. Un peccato, perché in altre circostanze il titolo scelto avrebbe potuto persino risultare azzeccato. “YogArtık”, titola il Milli Gazete, giocando su un’espressione che si potrebbe tradurre con un “ora basta però” e facendolo diventare un’invettiva contro lo yoga. Messo alla sbarra e giudicato colpevole, e il perché lo vediamo subito.

"YogArtık", Milli Gazete
“YogArtık”, Milli Gazete

Quella che ha attraversato la mente dei giornalisti è un’equazione facile: la minoranza rohingya del Myanmar è musulmana. Il “volto del terrorismo” che li vuole fuori dal Paese è un monaco buddista. E dunque il buddismo è da condannare in toto, yogini compresi.

Un’equazione da brivido, che se fosse rivolta all’Islam nei confronti del terrorismo jihadista scatenerebbe con tutta probabilità la giusta ira di quelli che ora hanno messo in prima pagina questo titolo. Ma non è (solo) la coerenza il punto.

L’oggetto del contendere è il “Festival internazionale dello yoga di Trabzon”, o quello che doveva essere il festival, che nel frattempo è stato cancellato. “Nello stato di Rakhine i buddisti stanno uccidendo i musulmani, mentre in Turchia si terrà un festival di ‘Yoga’ (ndr virgolettato nell’originale), una filosofia del buddismo”, attacca l’articolo, che è consultabile anche in inglese. (Ma ci vuole un po’ di coraggio, perché la traduzione è una pietà).

Ora, Trabzon non è una città qualsiasi. Il capoluogo di provincia sul Mar Nero è la porta d’accesso della regione, soprattutto per il turismo che arriva dal Golfo. Il quotidiano mette le cose in chiaro – e le accuse in fila – fin dalla prima pagina, dove si vedono due loghi, quello del ministero della Cultura e del Turismo e quello della Camera di Commercio di Trabzon (sì, Trebisonda), enti promotori dell’evento.

Nella logica del Milli Gazete e del Saadet partisi (Partito della felicità), di cui rappresenta l’organo di stampa, il sostegno del governo al festival di yoga di Trabzon è in piena contraddizione rispetto alla linea intransigente assunta nei confronti del Myanmar ed espressa chiaramente con una missione che ha portato sul posto la first lady Emine, insieme al ministro degli Esteri Mevlüt Çavuşoğlu.

Per quanto tirato per i capelli l’articolo possa sembrare, la questione appare meno ridicola quando si considerano le conseguenze. Un articolo del giorno successivo alla prima pagina, il 9 settembre, parla chiarissimo: “Milli Gazete ci ha titolato, il festival è stato annullato”.



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