Trovo che ci sia un che di estremamente divertente nel modo in cui dibattiamo del diritto o meno che la Turchia avrebbe di entrare nell’Unione Europea da Paese membro. Sì, perché qualunque sia la nostra opinione, il dato fondamentale che mi sembra chiaro è che si fanno sempre i conti senza l’oste. Si scrive di come il governo apra alla Turchia un giorno, di come chiuda alla Turchia l’altro, si dibatte sulle ragioni per cui l’Anatolia, Asia, in Europa avrebbe o non avrebbe senso, tirando in ballo un po’ tutto: l’Islam, la geografia, i diritti umani, i rapporti commerciali, la geopolitica, nel dubbio anche la storia dell’Impero Ottomano. Che si sa, al di fuori dell’Occidente il tempo è una variabile risibile e i secoli non cambiano la gente, semmai la peggiorano.

Si fanno i conti senza l’oste perché in Italia nella maggior parte dei casi si parla di Turchia e di Europa, di Unione Europea che si allarga alla Turchia, delle ragioni per cui questo o quel Paese direbbero di sì o avrebbero interessare a dire di no, ma un accenno a ciò che ne pensano della questione i diretti interessanti, i turchi, quello non lo si trova nemmeno a scavarsi gli occhi a forza di leggere. Poi, sia chiaro, ci sono lodevoli eccezioni. Ma in quanto, appunto, eccezioni, non fanno statistica.

Timeline: la Turchia e l'Unione Europea
La Turchia e l’Unione Europea

Mi è capitato, qualche tempo fa, di partecipare ad una Masterclass organizzata dall’università di Leiden. “Capitare” è il verbo giusto, in questo caso, perché l’argomento – Visual Research, metodi e approcci – non rientra esattamente nella mia comfort zone, né nell’ambito che sto investigando al momento. E tuttavia, per la legge per cui gli incontri fortuiti alle volte sono quelli che ci lasciano di più, quella masterclass con Zeynep Devrim Gürsel è una delle cose migliori che mi siano capitate quest’anno.

No, sul serio. Sarà perché alle volte, all’ennesimo paper, cominci a pensare che l’accademia sia un mondo vagamente sterile, che ti stimola molto, e ti dà molto da fare, ma che dall’altra parte testa la tua resistenza alla noia con una costanza ammirevole. Sarà che poi, in fondo senza troppo aspettarselo, qualcuno che un’altra via l’ha trovata – altrettanto rigorosa, ma al contempo divertita e pure un filo irriverente – salta fuori; e a quel punto non puoi che risvegliarti dal torpore.

Vi chiederete come le due cose siano collegate. Lo sono. Lo sono perché qualche anno fa Gürsel ha realizzato un documentario, che in turco si chiama Neyse Halim Çıksın Falim, e in inglese Coffee Futures. Da allora sono passati dieci anni e tante cose sono cambiate. In Turchia, nell’Unione Europea, e nelle relazioni tra i due. Non abbastanza per dire che non valga la pena di guardarlo, se chiedete a me. Perché Coffee Futures fa una cosa tanto semplice quanto bella: parla di Turchia in Europa, o fuori dall’Europa; ma lo fa parlandone con chi dovrebbe entrarci, o rimanerne escluso. Che cosa centri il caffè turco con le vicissitudini politiche e i collloqui d’adesione lo spiega meglio il documentario stesso, che non solo è interessante, ma anche piuttosto breve.

Per dirla altrimenti, se avete mezz’ora libera, dedicategliela. Per scoprire che come spesso accade le cose sono più complicate di come pensiamo. Che il fatto che la Turchia stia cercando di entrare nell’Unione Europea da quando ancora si chiamava Comunità Economica Europea (Cee) non significa necessariamente che tutti siano d’accordo, o che per anni abbiano bussato alla porta con una nota disperata nella voce, come a volte sembra ancora di leggere tra le righe dei giornali. “I turchi”, questa sbiadita immagine colletiva che spesso ci viene venduta, hanno ognuno la propria voce. Come tutti, dovunque. Sarà banale dirlo, ma forse nemmeno così tanto.


☇ Farà sorridere ai politic buffs vedere verso la fine del documentario Ali Babacan. L’ex vice primo ministro turco era allora il capo negoziatore per l’adesione. Ora voci insistenti – e un po’ improbabili – lo danno pronto a lanciare un partitino per gli erdoğaniani delusi. Come cambiano le cose…

☇☇ Qui sotto trovate il documentario. Non sono riuscito a trovarne una versione sottotitolata.

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